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mercoledì 8 gennaio 2014

Contro l'asma entrano in gioco le fibre alimentari

L'asma allergica si potrebbe combattere direttamente a tavola grazie ad un regime alimentare ricco di fibre e verdure. La nostra flora batterica intestinale, la quale andrebbe sempre ripristinata tramite una cura con antibiotici, produce acidi grassi a catena corta in grado di “modulare” il sistema immunitario. In particolare, sono la “chiave” per aprire determinate serrature a livello cellulare. Quelle serrature che attivano gli ordini immunitari anti-infiammazioni e anti-irritazioni. Sono, quindi, questi acidi grassi a catena molto corta i responsabili dei benefici effetti anti-asma e questo sarebbe testimoniato dal netto aumento dell’asma allergica in funzione di una dieta che privilegia cibo confezionato rispetto a quello ricco di fibre.


Alla nascita, la flora batterica non esiste. Essa si forma mano a mano in un'importante interscambio con l’ambiente che “accende” e “spegne” geni anche importanti. In primis quelli del sistema di difesa. In questo contesto rientra anche tutto l’intero filone di studio del lactobacilli e dei probiotici, che in certi casi sono come un “concime” per la flora batterica. Ecco che la scoperta fatta dall’università di Losanna (Svizzera), apparsa sulla rivista scientifica Nature Medicine, è un ulteriore conferma di questo fondamentale interscambio tra ambiente e geni, tra flora batterica e organismo, tra dieta e attività delle cellule. Alterare la flora batterica intestinale porterebbe secondo gli esperti a un’evidente propensione allo squilibrio delle difese dell’organismo, in grado di ripercuotersi sulla circolazione sanguigna e sull’attivazione di speciali indicatori che favoriscono la risposta immunitaria contro l’infiammazione e l’irritazione dei tessuti.


A Losanna è stato dimostrato che adottare un’alimentazione ricca di fibre sembra proteggere dall’asma, riducendo l’infiammazione e l’irritazione delle vie respiratorie e delle pareti polmonari. La ricerca è stata portata avanti da un gruppo coordinato dal prof. Benjamin Marsland. Ha individuato, e compreso nei meccanismi, un sistema protettivo per le vie respiratorie importantissimo e attivato dalla flora intestinale. Che, come detto, risente fortemente della dieta adottata. L’osservazione sperimentale alla base della scoperta successiva è stata quella che i topolini alimentati con una dieta ricca di fibre sono meno vulnerabili all’asma e hanno un minor grado di irritazione e infiammazione delle vie respiratorie. Esattamente il contrario si rileva per topolini alimentati con cibo prodotto commercialmente dalle aziende con conservanti e coloranti.


Secondo gli esperti ad entrare in gioco sarebbe il seguente meccanismo: una volta nell’intestino le fibre vengono fermentate dai batteri intestinali, che producono così acidi grassi a catena corta. Questi, entrati nel circolo sanguigno, vengono trasportati fin nel midollo osseo, dove influenzano lo sviluppo delle cellule dell’immunità. Al momento dell’esposizione agli allergeni degli acari della polvere gli elementi del sistema immunitario viaggiano fin nei polmoni, dove causano una risposta allergica ridotta rispetto a quella che si avrebbe in loro assenza. fonte: http://www.corriere.it/salute/nutrizione/14_gennaio_08/fibre-tavola-contro-l-asma-0d2e5b06-785b-11e3-8d51-efa365f924c5.shtml

martedì 11 settembre 2012

Lo stimolo per comprare cibo biologico è l'alimentazione dei propri bambini

Diamo due dati: il 31% dei consumatori ritiene che il prezzo sia il principale criterio per scegliere un alimento, eppure una famiglia su tre continua a comprare prodotti biologici - in media più costosi di quelli convenzionali - almeno una volta alla settimana. Cosa li spinge? Probabilmente la convinzione che per i bambini sia meglio. Lo dimostrano i dati raccolti e analizzati da Nomisma, che verranno presentati al Sana, ossia il Salone internazionale del biologico e del naturale, previsto dall'8 all'11 settembre a Bologna. Come spiega Silvia Zucconi, di Nomisma: '' Nelle famiglie con bambini minori di dodici anni che comprano cibo biologico, il prezzo assume un ruolo decisamente secondario. Infatti, soltanto il 2 per cento lo considera un parametro di scelta fondamentale, mentre il 22 per cento ha addirittura aumentato la spesa per questi alimenti nell'ultimo anno ''. L'indagine è stata effettuata su un campione di più di ottocento famiglie e svela che nel corso del 2011 il 64 per cento dei genitori ha messo nel carrello almeno un prodotto biologico. Frutta e verdura fresche, innanzitutto; poi, in ordine, latte, yogurt e succhi di frutta. La presenza su mercato di un numero crescente di prodotti biologici per la prima infanzia anche nella grande distribuzione, sottolinea poi Silvia Zucconi '' è una ulteriore dimostrazione che l'arrivo di un figlio spesso spinge ad avvicinarsi a questo genere di alimentazione ''. Il prezzo a scaffale mediamente più alto non ha fermato i consumatori  bio, a dispetto della recessione e della perdita di potere d'acquisto. Lo studio ha coinvolto, come accennato prima, 810 responsabili d'acquisto delle famiglie. Sul mercato domestico la parte del leone la fanno i rivenditori specializzati, con quasi 900 milioni, ma cresce anche la quota della gdo che, soprattutto attraverso i prodotti a marca privata, ha quasi raggiunto i 550 milioni. Numeri, riferiti al  2011,  in netta crescita rispetto all'anno precedente. Il mercato resta di nicchia - assorbe l'1,3% dei consumi alimentari - ma non manifesta tuttavia segnali di arresto. Oltre il 45% dei consumatori 'bio' privilegia prodotti italiani. Il 32% della popolazione consuma cibi biologici almeno una volta alla settimana. Lo studio Nomisma conferma il buon stato di salute del comparto, che oggi conta in Italia oltre 48mila operatori, tra agricoltori (quasi 42mila), trasformatori e operatori e che, con le esportazioni, porta il totale delle vendite a superare i 3,1 miliardi.