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domenica 18 novembre 2012

Individuati i 21 geni 'piccoli e maledetti' che causano il colesterolo

Sono ventuno i geni responsabili del colesterolo. Li hanno individuati 171 ricercatori che hanno lavorato al più grande studio internazionale mai realizzato sull'argomento. Lo scopo era capire come il Dna regoli il livello di grassi presenti nel sistema cardio-vascolare. Esistono, per così dire, delle manopole a carattere genetico che controllano la qualità di lipidi nel sangue. I ricercatori ne hanno scoperte diverse: un insieme di quattro geni regola la quantità di colesterolo ''buono'' (Hdl), sei controllano quello ''cattivo'' (Ldl) e dieci il colesterolo totale, mentre quattro geni condizionano la quantità di trigliceridi (ovvero le molecole derivate dalla digestione dei grassi). 


La ricerca, pubblicata su '' The american journal of human genetics '', ha preso sotto esame dati relativi a sessantamila persone che hanno partecipato a trentadue studi differenti. I ricercatori mirano a mettere a punto nuovi farmaci contro il colesterolo che si accumula nelle arterie, nelle vene e nei capillari. Geni permettendo, però, l'esercizio fisico abituale e una dieta sana restano le prime '' medicine '' contro il colesterolo dannoso.


Le malattie cardiovascolari costituiscono la prima causa di morte nel mondo. L'Organizzazione mondiale della Sanità calcola che abbiano ucciso globalmente 17,3 milioni di persone nel 2008, il 30% di tutte le morti, e prevede che nel 2030 i decessi raggiungeranno quota 25 milioni. I ricercatori hanno utilizzato il Cardiochip, uno strumento di analisi genetica messo a punto nel 2006 e impiegato da allora per individuare varianti geniche in dozzine di studi. Il chip contiene circa 50.000 marcatori del DNA su circa 2.000 geni impliciti nelle malattie cardiovascolari. Gli autori dello studio, pubblicato sull'American Journal of Human Genetics, hanno analizzato i dati genetici relativi a più di 90.000 persone di ascendenza europea.

domenica 4 novembre 2012

I vantaggi del camminare: abbassa anche il rischio di diabete

Per la nostra salute è davvero importante camminare, dunque concedetevi del tempo libero per fare una bella passeggiata perché, spiegano gli esperti del settore, si corrono meno rischi di sviluppare il diabete di tipo 2.

A rivelarlo è uno studio effettuato presso l’Università di Washington, dove i ricercatori hanno scoperto che è possibile ottenere benefici facendo almeno diecimila passi al giorno. Chi è già abituato non può che esserne soddisfatto, i più sedentari (chi per necessità di lavoro chi per pigrizia) invece avranno un motivo in più per mantenersi in forma.

La ricerca, pubblicata sulla rivista medica ''Diabetes Care'', è stata svolta su quasi duemila volontari, ai quali è stato chiesto di indossare un contapassi per circa una settimana. Nessuno di loro soffriva di diabete.

Circa la metà del campione preso in esame non ha superato i 7800 passi al giorno, un quarto addirittura non ha oltrepassato i 3500 passi. Dopo cinque anni di osservazione, il 16 per cento delle persone che camminavano di meno ha sviluppato diabete.




Secondo i ricercatori, coloro che camminano molto possono arrivare a diminuire il rischio di diabete fino al 28 per cento. Visto che le passeggiate fanno bene, quando è possibile, basta indossare scarpe comode e provare a compiere i fatidici ''10.000 passi della salute''.

Diecimila passi: tradotto in distanza fanno circa 7 km. Sembra moltissimo, ma se si pensa che una persona, in una giornata qualunque, guardando le vetrine, buttando la spazzatura, passando l’aspirapolvere, compie 5.000 passi tre km e mezzo, l’obiettivo è tutt’altro che impossibile.

Comunque è noto che il camminare, al di là di questa ricerca, porta molti benefici:  ad esempio, una passeggiata di un’ora a 4 km orari fa spendere fra le 100 e le 200 calorie e fa bruciare almeno sei grammi di grasso. Inoltre, camminare aiuta a ridurre il livello di colesterolo “cattivo” (o LDL, lipoproteine a bassa densità che trasportano il colesterolo dal fegato alle cellule di tutto l’organismo) e alzare quello “buono” (o HDL, lipoproteine ad alta densità, che portano il colesterolo in eccesso dai tessuti corporei verso il fegato che ha il compito di smaltirlo), ed aiuta ad abbassare la pressione arteriosa.

lunedì 29 ottobre 2012

Rilevata la proteina che causa il colesterolo alto

Un team di scienziati canadesi, facente parte dell'illustre McMaster University di Hamilton, ha scoperto la causa che scatena il colesterolo alto. L'equipe medica ha infatti rilevato che una proteina denominata 'resistina', secreta dai tessuti adiposi, provoca alti livelli di colesterolo 'cattivo' - quello delle lipoproteine a bassa densita' - aumentando il rischio di patologie cardiache. La ricerca presentata al Canadian Cardiovascular Congress dimostra che la resistina aumenta la produzione delle lipoproteine a bassa densita' nelle cellule del fegato umano. La resistina, ritiene lo studio, inoltre degrada i recettori delle lipoproteine a bassa densita' nel fegato. Come conseguenza, il fegato diventa meno capace di eliminare il colesterolo 'cattivo' dall'organismo. La resistina, infatti, accelera l'accumulo di colesterolo nelle arterie, amplificando il pericolo di insorgenza di malattie al cuore. La ricerca coordinata da Shirya Rashid dimostra anche che la resistina impatta negativamente sugli effetti benefici delle statine, il farmaco principale in commercio per la riduzione del colesterolo utilizzato nella prevenzione e nel trattamento dei disturbi cardiovascolari. L’effetto di abbassare i lipidi è maggiore se nelle proteine di soia sono presenti anche isoflavoni di soia ( genisteina, daidzina, gliciteina, biocanina). Sono indicate per la riduzione del colesterolo totale delle LDL, dei trigliceridi del rischio cardiovascolare. Il meccanismo di azione con cui le proteine di soia riducono i lipidi ematici non è conosciuto. Per il fatto che la soia contiene acido fitico e può quindi legare alcuni minerali come il calcio ed il magnesio,riducendone la disponibilità è meglio preferire integratori proteici che prevedano al massimo l’assunzione di 25-50 g al giorno. Le proteine di soia sono controindicate nei soggetti, ipersensibili a qualsiasi componente della soia. Con alcune attente modifiche al proprio stile di vita si può persino interrompere o invertire il restringimento delle arterie. Se quel che si è detto è molto importante per tutti quelli a rischio di malattie cardiache, lo è anche di più per chi ha avuto un attacco di cuore e/o è stato sottoposto a procedura d’urgenza per riattivare la  normalecircolazione del sangue, come angioplastica, chirurgia per bypass o della carotide. Seguendo alcuni consigli preventivi ci si può proteggere dalla restenosi, cioè un nuovo restringimento delle arterie. I ricercatori hanno anche scoperto che la resistina ha un impatto negativo sugli effetti delle statine, medicinali anti-colesterolo usati nel trattamento e nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. I ricercatori notano che il 40% circa delle persone che prendono le statine non vedono abbassarsi i livelli di Ldl. «La maggiore implicazione dei nostri studi è che i livelli di resistina possono essere la causa dell’incapacità di questi farmaci di abbassare il colesterolo “cattivo”», spiega Rashid. Secondo la studiosa questa scoperta potrebbe aprire la strada a una nuova rivoluzionaria terapia, in grado di “bersagliare” e contrastare gli effetti della resistina, aumentando l’efficacia delle statine.

mercoledì 11 luglio 2012

Per colesterolo e diabete è utile l'uso di cannabis

La cannabis potrebbe essere adoperata per effettuare nuovi trattamenti per i pazienti obesi a rischio di diabete e patologie cardiovascolari. Gli studiosi della University of Buckingham hanno infatti rilevato che due composti presenti nelle foglie della pianta possono incrementare la quantita’ di energia che il corpo brucia. Gli esperimenti effettuati negli animali hanno gia’ evidenziato che queste sostanze aiutano a trattare due tipologie di diabete e abbassano il colesterolo nel sangue e il grasso in organi indispensabili come il fegato. Secondo i ricercatori, si potrebbero trattare pazienti che soffrono di sindrome metabolica in cui diabete, ipertensione e obesita’ si combinano e aumentano il rischio di malattie cardiache e ischemia. Gli scienziati hanno provato che la Thcv (tetraidrocannabivarina) e il cannabidiolo posseggono un effetto di soppressione sull’appetito e hanno un impatto sul livello di grasso nel corpo e della sua risposta all’insuilina, un ormone che controlla lo zucchero nel sangue. Inoltre, test nei topi hanno mostrato che aumenta la velocita’ del metabolismo, il che porta a un abbassamento del grasso nel fegato e a una riduzione del colesterolo nel sangue. Gli scienziati sperano che, a partire da queste due sostanze, si possano presto sviluppare farmaci per il trattamento di malattie correlate all’obesita’ e al diabete di tipo 2.